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Care mamme, meglio «brave» o «felici»?

Il voler sempre essere «brave» a volte può sfuggirci di mano, a maggior ragione quando attorno a noi sentiamo storie di genitori che eccellono nel loro ruolo e figli bravi, autonomi, indipendenti, loquaci, generosi, creativi, sportivi che però, non sembrano lontanamente assomigliare al nostro, di figlio.



Alla recita scolastica c’è sempre il genitore che racconta con fierezza che suo figlio non ha mai dormito nel lettone, a undici mesi già camminava, a diciotto andava in bagno da solo e a ventiquattro metteva insieme parole per creare frasi complesse.

Al parco c’è quella mamma che racconta come fa il latte di mandorle fatto in casa, della strada che ogni settimana percorre per comprare verdure km 0 e di come suo figlio divori gli omogeneizzati fatti da lei.

Al "gruppo mamme" chiederanno perché non hai allattato, si sa che il latte materno è di fondamentale importanza per la buona costituzione del bambino e, alla cena di fine anno, ti guarderanno straniti quando alla ricerca di dieci minuti di pace, darai il telefono a tuo figlio.


Ti racconteranno storie che, alla luce della tua esperienza, ti sembreranno surreali.

«Mio figlio sa dire mamma e papà, forse un giorno ha detto “pappa” al posto di papà ma non ne sono certa». «Abbiamo provato ad insegnargli a scrivere il suo nome ma non ne vuole sapere, forse dovremmo chiedere aiuto ad uno specialista». «A dodici mesi mio figlio continua a gattonare, forse ha dei problemi, non capisco perché non cammina come gli altri.



Le storie degli altri, oltre a sembrarti talvolta surreali, possono farti dubitare delle tue capacità in quanto genitore e di quelle di tuo figlio.

Viviamo in una società in cui eccellere è alla base del nostro agito. Vorremmo essere brave mamme, brave mogli, brave lavoratrici, brave figlie, brave amiche e, per determinare questa “bravura”, ci affidiamo alle esperienze altrui finendo immancabilmente per paragonarci a queste storie.



«La mia amica ha allattato al seno, io ho quasi sfiorato la depressione per farlo: avrei dovuto impegnarmi di più».

«Quella mamma ha bandito telefoni e tablet, io a volte ci casco per avere qualche minuto di pace. Forse è per questo che mio figlio ancora non sa leggere, dovrei dargli più stimoli».

«Il figlio della mia vicina dorme tutte le notti nella sua cameretta, il mio neanche sotto tortura; se fossi stata meno pigra adesso non avrei questo problema».

Queste sono solo alcune delle storie che mi raccontano in consulenza.


 

La verità, care mamme, non è nelle storie degli altri e nei loro racconti, bensì nelle vostre esperienze, nei vostri vissuti, che non sono i vissuti degli altri. La verità non è nelle capacità (apparenti) degli altri bimbi, ma nel benessere di vostro figlio, nel rispetto dei suoi tempi e spazi. L’essere una «brava mamma» non è determinato dal paragone con gli altri e nemmeno da ciò che tuo figlio mangia, da quanto usa il telefono, da come dorme, dove dorme, quanto cammina e quanto parla.



Se mangia solamente quando distratto da un cartone animato, se hai bisogno di pace o di un momento con tuo marito, puoi accendergli il televisore. Va bene. Va bene anche se decidi di non allattare, il latte materno è importante ma è più importante il tuo benessere, che tu possa viverti il momento in serenità, tranquilla, senza stress. Va bene se tuo figlio dorme nel lettone, significa che ha bisogno di quella vicinanza, finché non è un problema per la coppia goditi quei momenti, fatevi le coccole e riaddormentatevi insieme. Non c’è nulla di sbagliato.




L’unica cosa sbagliata è dubitare di te stessa, pensare di non essere abbastanza brava e anteporre il giudizio altrui alla tua felicità.

Se per farlo dormire nella sua cameretta devi alzarti otto volte a notte e affidarti al caffè per affrontare la giornata, non farlo. Se per fare l'omogeneizzato fatto in casa devi perdere ore di gioco con tuo figlio, l'ora in palestra o un momento di relax sul divano, non farlo. E non continuare ad allattare se questo comporta dolori insopportabili, non demonizzare i dispositivi elettronici se possono essere un modo per sorseggiare un calice di vino con tuo marito e non sentirti in colpa se tuo figlio ancora non sa camminare e a stento dice solo due paroline.


Non focalizzarti sulle prestazioni, non sono queste a contare realmente. E' solo ed esclusivamente il tuo benessere a fare la differenza, il resto, è solo diretta conseguenza.

 

Quando ti diranno che è meglio essere brava piuttosto che felice, non crederci.

Non esiste il bravo genitore, esiste solo un genitore che, per il bene del figlio, fa del suo meglio.

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