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Come trasformare la negatività

Quante volte ci sentiamo negativi rispetto ad una situazione pur consapevoli che sono le nostre paure a generare tali sensazioni? E quante volte ci siamo promessi di essere più positivi senza effettivamente riuscirci?


Il problema è che si continua a pensare che la nostra positività o negatività sia determinata da fattori esterni. Ma non è così!

Secondo la filosofia buddhista (e non solo) all’interno di ogni situazione percepita come sfavorevole, vi sono elementi positivi che, con impegno e attenzione, si possono visualizzare. È quindi possibile ribaltare la situazione se solo effettivamente ci impegniamo a cambiare prospettiva.


Di fatto rimanere nella negatività ci porta ad avere uno sguardo “dannoso” su tutta la realtà che ci circonda e attira, di conseguenza, ulteriori situazioni sfavorevoli. Questa concatenazione è conosciuta anche come «Legge dell’attrazione»: l’energia attrae energia simile. Da uno stato mentale negativo, tormentato, malinconico, riceveremo solo energia, situazioni, pensieri altrettanto ostili.



È importante quindi imparare a trasformare questi pensieri, ma come?



1. La consapevolezza che tutto può essere trasformato in qualcosa di positivo è il primo passo. Dobbiamo crederci e solo così sapremo impegnarci affinché ciò accada.


 

2. Non cercare di opporti, non porre resistenza al flusso delle cose. Fingere che qualcosa non stia accadendo o cercare di rimuovere in modo netto e sistematico alcuni pensieri negativi, non ti aiuterà. La rabbia è rabbia, la tristezza è tristezza, tira fuori quello che hai dentro in un momento circoscritto e creato. Se non espresse queste emozioni potrebbero ripercuotersi in tutte le sfaccettature della tua vita, sul lavoro, con i tuoi figli, il partner. Per evitare questo devi creare un momento in cui puoi sfogarti senza necessariamente far si che altre persone ci rimettano.


 

3. Tutto ciò che percepisco è realmente negativo? Prova ad avere uno sguardo più ampio sulla tua realtà, cerca di comprendere se ciò che tu percepisci come negativo sia effettivamente tale o se, per esempio, la stanchezza, la frustrazione, le aspettative, i desideri, stiano influendo nella percezione della realtà.


 

4. Non ambire alla felicità, concentrati sul trovare un punto di equilibrio. Mentre la felicità è condizionata da fattori esterni, l’equilibrio e la serenità sono dentro di te e tu, solo tu, puoi controllarli.


 

5. Last but not least, lascia andare. Lascia andare situazioni, pensieri, persone, che compromettono il tuo equilibrio. Non trattenere ciò che non ti fa stare bene pur di stare nel comfort.


 


Partire da ciò che effettivamente possiamo a controllare è il primo passo per avere una visione positiva e di conseguenza vivere in modo più sereno.


E cosa possiamo controllare?


Possiamo controllare i nostri pensieri, le nostre azioni e soprattutto le nostre reazioni. Mi spiego meglio… Vi saranno sempre fattori esterni che apporteranno negatività nella nostra vita: il datore di lavoro che ci chiede di rimanere in ufficio fino a tardi, la mamma che non ci capisce, il fidanzato che «ho bisogno di tempo per pensare», l’amico che ci scoraggia; non possiamo controllare effettivamente tutte queste cose, i pensieri e le azioni altrui, possiamo però focalizzarci sulle nostre reazioni davanti alle loro azioni. Quando avremo trovato il nostro equilibrio e la nostra serenità, quello che succederà all’esterno ci toccherà il giusto, senza compromettere però la nostra positività. Si può essere dispiaciuti della fine di una relazione ma con uno sguardo positivo, con la consapevolezza che la mia serenità è indipendente dall’esterno, posso comprendere che se è finita, doveva finire. Se la persona che ci era accanto non ci ama più è meglio lasciarla andare piuttosto che trattenerla.


Se abbiamo perso il lavoro, siamo necessariamente abbattuti e probabilmente preoccupati perché abbiamo una famiglia da mantenere, le bollette da pagare, le vacanze che volevamo fare. Se affrontiamo tutto ciò in modo negativo, maledicendo la situazione, incolpando tutti i fattori che hanno portato a tale evento, rischiamo di rimanere in una situazione di stallo nella quale la delusione, la rabbia e la tristezza, ci paralizzano. Se abbiamo perso il lavoro vuol dire che quel lavoro non faceva per noi, non era il momento di intraprendere quel percorso. Rimboccandoci le maniche, mantenendo uno sguardo positivo, saremo in grado di trovare qualcosa di nuovo, di inventarci una nuova professione, di praticare qualcosa che avevamo rimandato per il troppo lavoro.



Prima di poter fare della positività un’abitudine e per cambiare il nostro sguardo è necessario fare pratica, non scoraggiarti se non riesci a realizzare concretamente subito questo nuovo stile di vita. Ci vuole tempo e fiducia.


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