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Multitasking: bello ma stiamo attenti!

È ormai pensiero condiviso che spesso andiamo di fretta, corriamo, ci spicciamo in tutto ciò che facciamo e diciamo; tutti voi converrete che le cose da fare sono tante e il tempo non sembra mai essere sufficiente. Si corre da una parte all’altra, da un’attività per il figlio a una per noi, e poi c’è la casa, il marito, i genitori, il saggio a scuola, lo spettacolo, la gara. Wow! Sento già la frenesia solo scrivendo e ipotizzando tutte queste attività. La soluzione: il multitasking!




Ci hanno insegnato ad ottimizzare, ad essere macchine da guerra, ad eccellere. Non ci hanno consigliato di “«tagliare» o di «ridurre», anzi, hanno inventato una formula, psicologicamente distruttiva e a tratti alienante, il multitasking. Ci abbiamo creduto, l’abbiamo provato ed effettivamente ha funzionato. Al termine della giornata abbiamo potuto spuntare molte più cose dalla nostra to do list e il senso di appagamento è stato da stimolo per rifarlo il giorno successivo, e quello dopo ancora e ancora. Fino al punto in cui il nostro senso di dover sempre eccellere è andato aumentando, autoalimentandolo.


Mentre giochiamo con nostro figlio finiamo di scrivere una mail per il capo, quando siamo sul tapis roulant della palestra scriviamo alla baby sitter così da organizzare una serata con gli amici, e così via. Questo non è solo «essere multitasking» ma implica l’incapacità di concentrarci su un solo e unico elemento. Quando sul tapis roulant facciamo andare un piede dopo l’altro ci chiediamo «Cosa posso fare nel frattempo?» e così ci inventiamo delle task per ottimizzare il tempo: scriviamo la lista della spesa, cerchiamo su Google un bel locale per trascorrere la serata, chiamiamo un’amica che probabilmente nel weekend non riusciremo a vedere, paghiamo le bollette della luce. Tutto questo per non doverlo fare dopo.



Numerosi ricercatori denunciano gli effetti negativi del multitasking sul nostro funzionamento mentale in quanto, le risorse attentive del sistema cognitivo sono limitate e noi, in questo modo, lo andiamo a sovrastimolare e sovraccaricare con una mole eccessiva di materiale da elaborare.


Sandra Bond Chapman, fondatrice del Centre for Brain Health, ha dimostrato che il multitasking comporta un’eccessiva produzione di cortisolo, ormone dello stress. Questo deriva dal fatto che il nostro cervello sa fare bene una cosa alla volta, i neuroni faticano a sorvegliare contemporaneamente più attività.


Ma io ci riesco!!

Vero. Ma con quanta effettiva consapevolezza riusciamo a giocare con nostro figlio e contemporaneamente scrivere una mail? Probabilmente poca. Poca attenzione, cura dei dettagli. Ci focalizziamo più sull’insieme perdendo di vista quelli che sono i gesti più minuziosi.



Già sei anni fa, nel 2017, il Corriere della Sera scriveva che il multitasking diminuisce la creatività, facilita la distrazione e abbassa la produttività. Sei anni fa, eppure siamo ancora qui a promuovere questa “pratica”. Perché? Siamo attratti dal fare sempre di più e sempre meglio e, effettivamente, il multitasking sembra essere il migliore alleato. Spesso, adottiamo comportamenti non propriamente giusti, per un appagamento concreto e immediato, senza però tener conto dei risvolti della stessa azione.


Quindi cosa fare? Devo abbandonare l’idea di portare a termine i miei compiti? Pensare di dormire quattro ore a notte per spuntare tutto sulla mia to do list?

La risposta è no. Non è necessario andare a stravolgere la propria vita.

Come prima cosa è bene iniziare a consapevolizzarsi, tenere a mente che svolgere più attività in un unico momento non è realmente produttivo anzi, distoglie l’attenzione, aumenta il rischio di errore e coloro i quali sono accanto a noi noteranno una certa distrazione.

Successivamente:

- Scrivi un elenco di cose da fare e se vedi che la lista è troppo lunga, togli. Togliere va bene e soprattutto FA bene

- Impegnati a concentrarti su una sola azione. C’è bisogno di impegno, non verrà automatico farlo.

- Stai attento ai tuoi singoli gesti, piccoli movimenti. Questo ti permetterà di raggiungere maggiore consapevolezza e concentrazione. Anche in questo caso bisogna impegnarsi e allenarsi per riuscirci.


Last but not least, quando poni l’attenzione ai tuoi gesti ripetili mentalmente. «Spengo la luce e vado in cucina a bere un bicchiere d’acqua», «Prendo il telefono in mano e cerco un ristorante per stasera», inizialmente ti sembrerà strano, a tratti noioso e stupido. Ma ti assicuro che è un buon modo per aumentare la concentrazione ed essere sempre più presenti nel qui e ora.



Alcuni studi dicono che sono necessari 21 giorni per far si che un comportamento nuovo diventi automatico, altri invece, sostengono che si abbiano bisogno di 60 giorni. Il punto però rimane lo stesso: c’è bisogno di tempo, impegno e costanza.


Non demordere, anche quando sembra non funzionare, già il fatto che tu stia continuando a provarci è un punto a tuo favore.


Con il tempo noterai che la tua vita non sarà più una somma di azioni da portare a termine bensì, esperienze da vivere fino a fondo.


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